Un anglicismo che s'incontra nell'àmbito della narrativa è villain, che indica un 'personaggio [...] che si oppone al protagonista' (Merriam-Webster) o, similmente, un 'personaggio le cui azioni o intenzioni malvagie sono importanti per la trama' (Oxford Dictionary of English). Il termine ha poi altri significati limitrofi, oggi non usati in italiano, del tipo 'furfante, lestofante'.
In italiano per esprimere questo concetto abbiamo due vocaboli principali. Il primo è cattivo, aggettivo sostantivato, «il cattivo» (anche al femminile, «la cattiva»), più informale, che mette l'accento sulla moralità del personaggio. Il secondo, più tecnico, è antagonista, che mette l'accento sulla sua opposizione al protagonista.
Altre parole più generiche che possono funzionare comunque, secondo i casi, sono nemico, avversario, oppositore, rivale, e simili.
Essendoci vocaboli adeguati per esprimere il concetto in italiano, parlando e scrivendo in italiano questi sono preferibili all'anglicismo, che appare superfluo.
Se per qualche motivo si decide d’usare comunque il termine inglese, ricordiamo che è consigliabile scriverlo in corsivo (in quanto forestierismo) o, se non si dispone di questa possibilità tipografica, tra virgolette. Per esempio:
Giancarlo Esposito interpreta spesso la parte del cattivo carismatico.
Giancarlo Esposito interpreta spesso la parte del villain carismatico.