Per un vocabolario sinonimico generale e particolare della lingua italiana
d'Elia Voltolina
d'Elia Voltolina
L’Italia bisogna d’un Sinonimista, che è quanto dire un «vocabolarione» sinonimico generale e particolare della lingua italiana. Nessuno, che io sappia, si è finora avventurato in quest’impresa monumentale: sono stati recati a oro i vocabolarî più settoriali: domestici, medici, architettonici, geografici eccetera; ma uno che fosse della ponderosità del Tommaseo prima e del Grande Dizionario della Lingua Italiana poi (comunemente soprannominato «il Battaglia») ha ancora da vedersi.
Mi chiederete: perché mandare ad esecuzione un’opera tanto titanica? Ve lo esemplifico così: cerchiamo in Rete nel Larousse, nel Robert, su Reverso e su synonymo.fr i sinonimi del verbo simplifier, «semplificare»: dai quattro siti raccogliamo, in tutti i significati: faciliter, alléger, assouplir, abréger, écourter, décompliquer, schématiser, écheniller, axiomatiser, aplanir, arranger, clarifier, éclaircir, éclairer, styliser, réduire les difficultés de, e famigliarmente mâcher «masticare».
Facciamo ora la stessa operazione per l’italiano «semplificare»: dal Treccani, da Virgilio, dal Giocondi (sul sito della Repubblica) e da Sinonimi-Contrari raccogliamo: snellire, velocizzare, agevolare, facilitare, sfrondare, schematizzare, appianare, chiarire, chiarificare, ridurre (ai minimi termini), oltre ai perifrastici rendere semplice e rimuovere gli ostacoli.
Immettiamo adesso nella barra di ricerca del GDLI in linea lo stesso verbo, pigiamo «Invio» e… sorpresa! Tra le migliaia di attestazioni di scrittori antichi e relativamente moderni, fanno capolino il dantesco denudare (le parole), nella Vita nuova, edulcorare, lucidare, parvificare, ridurre ad uno schematismo dell’Emanuelli, semplicizzare, sfrascare, superficializzare, banalizzare, svestire (i pensieri) di Rosmini, il volgareggiare di Gioberti, alleggerire e il filosofico desublimare: tutti termini che non ci sono forniti dal Treccani, Virgilio, Repubblica e Sinonimi-Contrari.
Teniamo presente, poi, che abbiamo solo cercato un termine di quelli in questione in un significato ben preciso («rendere più semplice», non «chiarire»), non ampliando la ricerca con uno degli altri sinonimi: se l’avessimo fatto, il bacino sinonimico potenziale si sarebbe moltiplicato. C’è anche da aggiungere che, quanto a completezza, perfino il GDLI è difettante di molti verbi, sostantivi e locuzioni: dove sono, tanto per citarne alcuni, apricare (seppur diffusissimo letterariamente), porticaglia (tettoia o gronda), stallino nel senso di «piccola stalla»? E sono certissimo che spulciando nel corpo testuale di Google Libri si troveranno moltissimi altri termini non lemmatizzati.
Nello Zibaldone Leopardi annotava che
Il vocabolario della Crusca non ha interi due terzi delle voci o significati e vari usi loro e né pure un decimo dei modi di quegli stessi autori e libri che registra nell’indice. E questi non sono appena una terza o quarta parte di quegli autori e libri italiani de’ buoni secoli che secondo ogni ragione vanno considerati e sono autentici nella lingua, anche nella pura lingua antica. Aggiungeteci ora i libri moderni bene scritti e le voci e modi che usati o non usati ancora da buoni scrittori sono necessarissimi a chi vuole scriver, com’é dovere, delle cose presenti e a’ presenti o futuri, massime le spettanti alle scienze immateriali o materiali, e che tutti mancano al vocabolario; si può far ragione che questo non contenga piú d’una quarantesima parte della lingua italiana in genere, a dir molto; e non piú d’una trentesima dell’antica in particolare, ossia di quella che s’ha per classica. Del che non si può far carico ai compilatori, se non quanto alle mancanze relative agli autori de’ quali professano d’aver fatto spoglio e formatone il vocabolario. Perché del resto nessuna lingua viva ha, né può avere, un vocabolario che la contenga tutta, massime quanto ai modi, che son sempre, finch’ella vive, all’arbitrio dello scrittore. E ciò tanto piú nell’italiana, per indole sua. La quale molto meno può esser compresa in un vocabolario, quanto ch’ella è piú vasta di tutte le viventi: mentre veggiamo che né pur la greca, ch’é morta, s’é potuta mai comprendere in un vocabolario né men quanto alle voci, che ogni nuovo scrittore ne porta delle nuove.
Questo forse nel '600, '700 e '800, quando i lessicografi e i «polistori» (valenti scrittori) non avevano né potevano avere certo quelle fonti tecnologiche che possediamo oggi e i compilatori lavoravano colle piume d’oca a lume di candela. Ma nel 2025 (non è mai troppo tardi!) quest’iniziativa si può e si deve intraprendere, per amore del pubblico bene, dell’italiano, delle studentesche e della comunità accademica, se non in formato cartaceo (chi ha il tempo per leggerselo tutto e gli spazi per stivarlo?), almeno in quello digitale sotto forma di applicazione in Rete o liberamente scaricabile. Potrebb’essere un progetto a lungo termine dell’API...
Nel frangente odierno, ma in generale nei rapporti fra le lingue in tutti i tempi, il Sinonimista verrebbe anche a proposito nel caso in cui un dato arcaismo o neologismo italiano possa tradurre un forestierismo: offrendo la possibilità di consultare a colpo d'occhio tutti i termini simili per individuare la o le soluzioni più confacenti alla sfumatura semantica del caso.
Al pensiero dell’ipotetico Sinonimista, s'aggiunga quello d'includervi una struttura a rete semantica, in cui i termini sono collegati tra loro in base a relazioni d’iponimìa. Per esempio: partendo dal verbo muoversi, ramifichiamo verso muoversi a piedi → camminare → camminare strascicando i piedi → camminare (a) strasciconi o ciampicare / soffregare coi piedi / fare il solco col piede / raspare / inciampicare; o ancora dal verbo atteggiarsi → atteggiarsi teatralmente/teatricamente → palcheggiare.
Quest’approccio lessicografico concorrerebbe a emendare anche tutti quei dizionarî o vocabolarî d’inglese, francese e fors’anche spagnolo, che, in luogo di riportare il corrispondente esatto di molti termini traducibili, riportano una traduzione italiana approssimativa o perifrastica, volendosi tenere lontani dal toscaneggiamento o per semplice sconoscenza del traducente toscano o fiorentino.